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dal 1911 la rivista dello scacchista italiano

Ultimo aggiornamento: 16.4.98
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Lev Tolstoj

Lev Tolstoj, 1828-1910
Guerra e pace


(libro III, parte II, cap VII)
Un buon giocatore di scacchi che abbia perduto una partita e' sinceramente convinto che questa perdita e' stata provocata da un errore suo e va a cercare questo errore all'inizio del suo gioco.
Dimentica pero' che in ciascuna delle mosse che ha fatto via via nel corso del gioco vi sono stati errori simili, che nessuna delle sue mosse e' stata perfetta.
L'errore su cui la sua attenzione si ferma, gli da' nell'occhio soltanto perche' l'avversario ne ha tratto profitto.
Orbene, quanto piu' complesso di questo e' il gioco della guerra, che si svolge in certe determinate circostanze di tempo e nel quale non c'e' una volonta' singola che diriga gli strumenti inanimati, ma tutto sgorga da un infinito interferire di diversi, liberi voleri.

(capitolo XXV, dialogo tra Pierre e il principe Andrej a proposito del generale Barclay, al servizio dei russi)
"Dicono pero' che sia anche un provetto stratega" disse Pierre.
"Io non capisco che cosa significhi provetto stratega", con sarcasmo esclamo' il principe Andrej.
"Provetto stratega, disse Pierre, e' quello, insomma, che sa prevedere tutte le eventualita'... che intuisce insomma i disegni dell'avversario."
"Ma questa e' una cosa impossibile", affermo' il principe Andrej come di una questione decisa da un pezzo.
Pierre lo sogguardo' con stupore. "Eppure, esclamo', comunemente si dice che la guerra sia simile ad una partita a scacchi."
"Si', disse il principe Andrej, ma con questa piccola differenza: che, giocando a scacchi, su ogni mossa tu puoi pensare quanto t'aggrada, giacche' non ti trovi, in quel caso, condizionato dal tempo; non solo, ma anche con la differenza che un cavallo e' sempre piu' forte di un pedone e due pedoni sempre piu' forti di uno solo: mentre in guerra un battaglione puo' essere a volte piu' forte di una divisione, a volte piu' debole di una compagnia. La forza che un contingente di truppe ha in relazione al momento, non c'e' nessuno che possa conoscerla."

(capitolo XXXIV)
Quando il Re di Napoli, Gioacchino Murat, mando' un aiutante da Napoleone per chiedergli rinforzi, questi glieli nego' per il momento: "Dites au roi de Naples qu'il n'est pas midi, et que je ne vois pas encore clair sur mon echiquier. Allez..."

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