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dal 1911 la rivista dello scacchista italiano

Ultimo aggiornamento: 16.4.98
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Francesco Petrarca

Francesco Petrarca, 1304-1374
De' rimedi dell'una e dell'altra fortuna
volgarizzati da don Giovanni di Bassaminiato, monaco degli Angeli
Bologna 1867
tomo 1


In quest'opera, uno tra i manuali di filosofia pratica o arte del vivere piu' diffusi in Europa tra Medio Evo e Rinascimento, il celebre Poeta, in una serie di brevi dialoghi in latino, offre al lettore opportuni consigli sul modo di comportarsi nelle piu' diverse circostanze. Per gli scacchi non sembra che Petrarca nutrisse eccessiva simpatia; in pratica nel testo si chiede come si possa perdere tanto tempo in un gioco cosi noioso, durante il quale i due avversari siedono silenziosi per ore e ore, uno di fronte all'altro, e sospirano e si grattano la testa, muovendo i pezzi con lentezza e attenzione, come se si trattasse di cosa della massima importanza.

Il Gaudio: Io volentieri gioco agli scacchi.
La Ragione: Oh studio puerile! Oh tempo perduto! Oh sollecitudini superflue! Oh gride sconcissime! Oh stolte letizie, e corrucci da ridersene! Vedere vecchi rimbambiti mettere tempo in su lo scacchiere, e in piccoli legni, cioe' in scacchi vagabondi, co' quali fanno futuri inganni e tolgono e rubano su questo or su quello scacco; per la qual cagione appo gli antichi era detto giuoco da rubare, al quale giuoco la scimmia gia' fece, secondo dice Plinio; di che so che tu piglierai amirazione. Ed e' propriamente giuoco di scimia mescolare e trasportare gli scacchi e percuotergli dietro agli altri scacchi del compagno; di subito gittare la mano e ritrarla; insultare all'avversario suo, cioe' al compagno con cui giuoca; e, percuotendo i denti, minacciarlo, crucciarsi, quistionare, fare romore; et a cio' che io usi il detto di Orazio; mentre che famosi detti atti; or l'uno or l'altro grattarsi il capo, rodersi l'unghie, et alla perfine fare ogni cosa che abbi a fare ridere quegli che passano inde.

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