Home
Archivio
Email
dal 1911 la rivista dello scacchista italiano

Ultimo aggiornamento: 4.8.98
barra


Il bacile di Lercaro

Uno dei pezzi piu' pregevoli della collezione della Fondazione Cini di Venezia e' il cosiddetto "bacile di Lercaro", splendido esempio dell'arte del Rinascimento.

Il bacile fu per lungo tempo attribuito a Benvenuto Cellini (cfr. Plon, B. Cellini, 1883 p. 263) fino a quando non si scopri' che il nobile genovese Franco Lercaro aveva commissionato un bacile analogo ad Antonio De Castro, un argentiere portoghese che viveva a Genova, con atto datato 5 novembre 1565.

Il bacile doveva rappresentare, in undici scene, episodi della vita di Megollo Lercari, un antenato del nobile Franco. Fra questi episodi, interessa particolarmente una partita a scacchi che ser Megollo gioco' contro Zenzero, un favorito del Comneno Giovanni, sire di Trebisonda.
Durante il gioco, si accese una disputa nella quale il Lercaro subi' grave offesa: e il bacile riproduce appunto questa scena. Ser Megollo, non avendo ricevuto soddisfazione, ritorno' a Genova, armo' due galee, e si diede a perseguitare i sudditi del Comneno; ed rinviava ogni prigioniero al principe con nasi ed orecchie tagliate (in via Garibaldi, a Genova, si possono ancora vedere nel palazzo Lercari i due giganti senza naso).
Comunque, l'episodio scacchistico - che e' narrato dal Serra, La Storia dell'antica Liguria e di Genova, Torino 1834, t. 2 pag. 504, 505 - fu l'episodio culminante delle vicende di Ser Megollo e costitui' anche il centro del magnifico bacile. Il quale, passato dai Lercari ai marchesi Imperiali di Genova e da questi ai Coccapane di Modena, passo' nel 1941 ai conti Pignatti Morano, secondo notizie desunte da un articolo di Adamo Predazzi sul "Carlino della Sera" del 17 luglio 1941, dal titolo: "Un ardito navigatore e mercante genovese del Trecento".

Il grande piatto d'argento - del diametro di 53 centimetri - fu pagato dal Lercari la somma, a quei tempi enorme, di 200 ducati, e costo' ben quattordici mesi di ininterrotto lavoro. Tanto prezioso era questo bacile, che di esso il Lercari fece menzione nel suo testamento del 1583, senza peraltro indicarne l'artefice.
Piu' ampie notizie su di esso si possono trovare in "Allgemeines Lexicon der Bildenden Kunstler" 19112 vol. VI p. 172-173. L'ornato del piatto e' straordinariamente ricco. Sebbene le figure appaiano lievemente pesanti, questo bacile puo' annoverarsi fra i piu' eminenti esempi di quest'arte nel Rinascimento.

barra