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dal 1911 la rivista dello scacchista italiano

Ultimo aggiornamento: 1.2.98
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Collezione

Il gioco degli scacchi costituisce anche una eccezionale occasione di collezionismo. Collezionare scacchi e scacchiere, antichi e moderni, e' non solo un modo simpatico per approfondire la storia degli scacchi ma puo' costituire anche un business non indifferente.

La fantasia di artisti e artigiani si e' scatenata nel corso dei secoli ed in ogni Paese con variazioni sul tema a volte incredibili. Tutti i materiali possibili e immaginabili sono stati utilizzati: dai legni piu' rari e preziosi, all'avorio e al vetro, dal cristallo ai metalli pregiati, spesso decorati con gemme preziose. Si trovano scacchi in osso, agata, ambra, oro, argento, ametista, turchese, corallo, conchiglia, corna di rinoceronte, marmo, topazio, terracotta, porcellana. Ma anche mollica di pane, cartapesta, cioccolata.

Collezioni pubbliche e private vantano pezzi di ogni tipo e di ogni epoca: ci sono scacchi dei tempi di Carlo Magno, degli Stuart, dei Medici, degli Svevi. Particolarmente rari i pezzi francesi del XVIII secolo, quando la Rivoluzione Francese scateno' una specie di fobia per gli scacchi, simbolo dei privilegi che si volevano abbattere: i rivoluzionari non solo tagliarono la testa ai nobili, ma bruciarono anche tutti gli scacchi che riuscirono a trovare.

I pezzi piu' antichi disponibili per le collezioni private risalgono al Settecento; questo non significa che non esistano pezzi antecedenti, anzi, ma semplicemente che tutti i pezzi realizzati prima del Settecento vengono considerati reperto archeologico e sono quindi sotto la tutela dello stato, e questo non solo in Italia ma in tutto il mondo. Percio' i pezzi piu' antichi si trovano solo nei musei e non possono entrare a far parte di una collezione privata.

Dal Settecento, invece, con l'espandersi dei commerci, specie grazie agli inglesi, anche gli scacchi divennero oggetto di compravendita, aprendo la via alle collezioni.

Le collezioni, almeno quelle private, presentano di solito solo i sei pezzi principali, ovvero Re Donna Torre Cavallo Alfiere e Pedone, senza cioe' la scacchiera. Il motivo principale sta nel fatto che normalmente gli artigiani che realizzavano i pezzi non producevano anche la scacchiera; quindi l'accostamento pezzi-scacchiera avveniva (e avviene) in maniera spesso casuale. Ancor oggi capita che pezzi e scacchiera siano abbinati in modo storicamente non corretto. Se a questo aggiungiamo i problemi di spazio, si capisce perche' i collezionisti del settore si limitino a raccogliere i soli pezzi.

In tutto il mondo i collezionisti privati di pezzi di scacchi sono circa un centinaio e fanno capo ad una associazione internazionale, che ha sede a Londra; ogni due anni organizzano un incontro con una esposizione, in cui i pezzi vengono di solito presentati mediante diapositive; e questo non tanto per motivi di sicurezza, quanto per non correre il rischio di rovinarli o danneggiarli.

La collezione maggiore, universalmente riconosciuta, e' del miliardario americano David Hafler, che possiede circa 350 serie complete; in Europa una delle migliori collezioni e' quella di Lothar Schmidt, grande maestro di scacchi e tra l'altro arbitro nel 1972 del celebre match di campionato del mondo tra Bobby Fischer e Boris Spassky.
In Italia i collezionisti sono una ventina, ma solo cinque o sei possono competere con gli stranieri. Questi collezionisti si conoscono praticamente tutti l'uno con l'altro; ciascuno sa che cosa possiedono gli altri, spesso si scambiano foto dei pezzi. Non c'e' rivalita' tra loro: la collezione ha un valore intrinseco, non e' fatta per primeggiare. Questo, tra l'altro, mette abbastanza al riparo dai rischi di furto, poiche' nessuno sarebbe in grado di 'piazzare' una serie rubata. Cosi, salvo qualche ritrovamento casuale in qualche scantinato o presso qualche antiquario, il collezionista trova nuove serie nelle aste o tramite scambi.
Se un collezionista decide di vendere le proprie serie, di solito si affida ai grandi centri di aste, che spesso tuttavia battono quotazioni accessibili solo ai milionari americani, giapponesi e svizzeri.
Agli altri, quindi, non resta che la via dello scambio. Questo e' possibile per il fatto che, anche se i pezzi sono in pratica sempre 'unici', poiche' essendo realizzati a mano da artigiani non possono essere uguali, spesso sono 'simili' e quindi un collezionista li considera dei duplicati ed e' disposto a scambiarli.

Quale puo' essere il valore di una serie di pezzi di scacchi? Un valore assoluto e' difficilmente quantizzabile, per cui l'unico metodo di riferimento e' la quotazione di pezzi 'simili' fatta in qualche asta. Si parla comunque di solito di qualche milione di lire, partendo dai cinque-sei milioni di una scacchiera in ceramica dell'Ottocento completa di pezzi, ai sette-otto milioni per le serie francesi tipo "Lione" e "Dieppe", pezzi in avorio policromi.
Dei "Lione" esistono solo due serie in tutto il mondo, delle quali una in possesso di un collezionista italiano. Anche i "Dieppe" sono piuttosto rari, poiche' risalgono ai tempi della Rivoluzione Francese e furono quindi quasi totalmente distrutti.

Nel 1979 un gioco completo di pezzi e scacchiera in ambra del XVIII secolo, probabilmente costruito in Germania, con i pezzi di altezza variabile dai 4 ai 7 centimetri, e' stato venduto in un'asta a New York per 20 milioni di lire.

Tra le scacchiere piu' preziose in assoluto quella fatta commissionare da Aristotele Onassis ad un gioielliere di New York: ornata di smeraldi e tutta d'oro e' valutata oltre 60 mila dollari.
E quella fatta costruire dal presidente degli Stati Uniti Richard Nixon e regalata ai capi di stato sovietici durante la visita dello stesso Nixon a Mosca nel 1972 (l'anno in cui Fischer strappo' il massimo titolo a Spassky...). Era realizzata in porcellana e noce americano, con decorazioni in oro 18 carati e con intarsiato il sigillo presidenziale.

Nel 1970 Salvator Dali' realizzo' un gioco in cui i pezzi sono plasmati a modello delle dita della sua mano e di quelle di sua moglie. I pollici rappresentano i pedoni. Gli altri pezzi sono identificati con l'aggiunta di emblemi e corone.

Nel Museo di Napoli sono conservati i pezzi ritrovati a Venafro, in Campania; inizialmente sono stati datati al secondo secolo dopo Cristo, cioe' quasi quattro secoli prima di quello che gli storici pensavano fosse il periodo della nascita del gioco. Per avere conferma della data si e' ricorsi alla prova con il carbonio 14, grazie alla autorizzazione della Sovrintendenza alle Belle Arti: si e' cosi potuto confermare che i pezzi risalgono invece all'ottavo-nono secolo, ristabilendo la ... tranquillita' storica sull'origine del gioco.
A Palazzo Pitti a Firenze e' conservata una magnifica scacchiera in legno con motivi floreali e pezzi in avorio del XVIII secolo.
La Fondazione Cini a Venezia vanta uno dei due esemplari esistenti al mondo di scacchi e scacchiera in avorio noti come "Il vizio e la virtu'". I pezzi bianchi rappresentano gli angeli che combattono contro i demoni - pezzi rossi.

Al Museo dello Spielberg e' conservato un gioco di scacchi piuttosto rudimentale e di evidente intaglio manuale, che si dice sia stato utilizzato anche da Silvio Pellico (della passione per gli scacchi dell'autore de "Le mie Prigioni" non si hanno pero' altre testimonianze).

Nella collezione privata dei coniugi tedeschi Halvor e Astrid Jaeger (noti anche come collezionisti di arte primitiva), si trovano pezzi arabi risalenti al XVI secolo; un gioco realizzato con mollette di legno; uno in cui i pezzi sono delle automobiline; uno con animali in ceramica. Tra i pezzi 'firmati' quello progettato da Man Ray negli Stati Uniti nel 1947 con i pezzi in alluminio; e un gioco in vetro creato dall'artista americano Tom Patty nel 1987.
Poi una serie di pezzi con personaggi tratti dai celebri film sull'agente segreto James Bond 007; un gioco russo propagandistico in porcellana, fabbricato a Leningrado nel 1933 e chiamato "Comunisti contro capitalisti". E infine una serie intitolata "La scoperta dell'America", di provenienza boema e databile al XIX secolo, nella quale la coppia reale spagnola, formata da Isabella e Ferdinando di Castiglia, con Cristoforo Colombo e Fernando Cortez nel ruolo di alfieri, fronteggia gli indiani del Nuovo Mondo.

Un famoso e prezioso gioco fu realizzato nel 1858 dai cittadini di New Orleans e regalato a Paul Morphy al rientro in America dal suo trionfale viaggio in Europa. I pezzi rappresentavano guerrieri galli e romani, in argento e oro, su base di giada rosa. Le torri erano elefanti con gli occhi fatti con rubini. Sulla scacchiera era inciso l'elenco dei nomi dei donatori.

Nel febbraio 1987 la "Gazzetta di Reggio" riportava la seguente notizia:
Un orologiaio svizzero ha costruito una scacchiera microscopica, non piu' grande dell'unghia di un dito, corredata dei relativi pezzi. La miniscacchiera e' in acciaio bianco e blu, con i lati lunghi dieci millimetri. Il Re e' alto tre millimetri e mezzo, il pedone un millimetro e mezzo, gli altri pezzi sono in proporzione. I pezzi vengono infilati in forellini per evitare che cadano; per vederli ci vuole la lente di ingrandimento e per muoverli una pinzetta. Da orologiaio, naturalmente.

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