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Il gioco degli scacchi costituisce anche una eccezionale occasione
di collezionismo. Collezionare scacchi e scacchiere, antichi e
moderni, e' non solo un modo simpatico per approfondire la storia
degli scacchi ma puo' costituire anche un business
non indifferente.
La fantasia di artisti e artigiani si e' scatenata nel corso dei
secoli ed in ogni Paese con variazioni sul tema a volte incredibili.
Tutti i materiali possibili e immaginabili sono stati utilizzati:
dai legni piu' rari e preziosi, all'avorio e al
vetro, dal cristallo ai metalli pregiati, spesso decorati con
gemme preziose. Si trovano scacchi in osso, agata, ambra, oro,
argento, ametista, turchese, corallo, conchiglia,
corna di rinoceronte, marmo, topazio, terracotta, porcellana. Ma anche
mollica di pane, cartapesta, cioccolata.
Collezioni pubbliche e private vantano pezzi di ogni tipo e di ogni
epoca: ci sono scacchi dei tempi di Carlo Magno, degli Stuart,
dei Medici, degli Svevi. Particolarmente rari i pezzi francesi
del XVIII secolo, quando la Rivoluzione Francese
scateno' una specie di fobia per gli scacchi, simbolo dei privilegi
che si volevano abbattere: i rivoluzionari non solo tagliarono
la testa ai nobili, ma bruciarono anche tutti gli scacchi che
riuscirono a trovare.
I pezzi piu' antichi disponibili per le collezioni private risalgono
al Settecento; questo non significa che non esistano pezzi
antecedenti, anzi, ma semplicemente che tutti i pezzi realizzati
prima del Settecento vengono considerati reperto
archeologico e sono quindi sotto la tutela dello stato, e questo
non solo in Italia ma in tutto il mondo. Percio' i pezzi piu'
antichi si trovano solo nei musei e non possono entrare a far
parte di una collezione privata.
Dal Settecento, invece, con l'espandersi dei commerci, specie
grazie agli inglesi, anche gli scacchi divennero oggetto di
compravendita, aprendo la via alle collezioni.
Le collezioni, almeno quelle private, presentano di solito solo
i sei pezzi principali, ovvero Re Donna Torre Cavallo Alfiere e
Pedone, senza cioe' la scacchiera. Il motivo principale sta nel
fatto che normalmente gli artigiani che realizzavano i
pezzi non producevano anche la scacchiera; quindi l'accostamento
pezzi-scacchiera avveniva (e avviene) in maniera spesso casuale.
Ancor oggi capita che pezzi e scacchiera siano abbinati in modo
storicamente non corretto. Se a questo aggiungiamo i
problemi di spazio, si capisce perche' i collezionisti del settore
si limitino a raccogliere i soli pezzi.
In tutto il mondo i collezionisti privati di pezzi di scacchi
sono circa un centinaio e fanno capo ad una associazione
internazionale, che ha sede a Londra; ogni due anni organizzano
un incontro con una esposizione, in cui i pezzi vengono di solito
presentati mediante diapositive; e questo non tanto per motivi
di sicurezza, quanto per non correre il rischio di rovinarli o
danneggiarli.
La collezione maggiore, universalmente riconosciuta, e' del
miliardario americano David Hafler, che possiede circa 350 serie
complete; in Europa una delle migliori collezioni e' quella di
Lothar Schmidt, grande maestro di scacchi e tra l'altro
arbitro nel 1972 del celebre match di campionato del mondo
tra Bobby Fischer e Boris Spassky.
In Italia i collezionisti sono una ventina, ma solo cinque o
sei possono competere con gli stranieri. Questi collezionisti
si conoscono praticamente tutti l'uno con l'altro; ciascuno sa
che cosa possiedono gli altri, spesso si scambiano foto dei
pezzi. Non c'e' rivalita' tra loro: la collezione ha un valore
intrinseco, non e' fatta per primeggiare. Questo, tra l'altro,
mette abbastanza al riparo dai rischi di furto, poiche' nessuno
sarebbe in grado di 'piazzare' una serie rubata. Cosi,
salvo qualche ritrovamento casuale in qualche scantinato o presso
qualche antiquario, il collezionista trova nuove serie nelle aste
o tramite scambi.
Se un collezionista decide di vendere le proprie serie, di solito
si affida ai grandi centri di aste, che spesso tuttavia battono
quotazioni accessibili solo ai milionari americani, giapponesi
e svizzeri.
Agli altri, quindi, non resta che la via dello scambio. Questo
e' possibile per il fatto che, anche se i pezzi sono in pratica
sempre 'unici', poiche' essendo realizzati a mano da artigiani
non possono essere uguali, spesso sono 'simili' e quindi
un collezionista li considera dei duplicati ed e' disposto a scambiarli.
Quale puo' essere il valore di una serie di pezzi di scacchi?
Un valore assoluto e' difficilmente quantizzabile, per cui l'unico
metodo di riferimento e' la quotazione di pezzi 'simili' fatta in
qualche asta. Si parla comunque di solito di qualche
milione di lire, partendo dai cinque-sei milioni di una scacchiera
in ceramica dell'Ottocento completa di pezzi, ai sette-otto milioni
per le serie francesi tipo "Lione" e "Dieppe", pezzi in avorio
policromi.
Dei "Lione" esistono solo due serie in tutto il mondo, delle quali
una in possesso di un collezionista italiano. Anche i "Dieppe"
sono piuttosto rari, poiche' risalgono ai tempi della Rivoluzione
Francese e furono quindi quasi totalmente distrutti.
Nel 1979 un gioco completo di pezzi e scacchiera in ambra del
XVIII secolo, probabilmente costruito in Germania, con i pezzi
di altezza variabile dai 4 ai 7 centimetri, e' stato venduto in
un'asta a New York per 20 milioni di lire.
Tra le scacchiere piu' preziose in assoluto quella fatta
commissionare da Aristotele Onassis ad un gioielliere di New York:
ornata di smeraldi e tutta d'oro e' valutata oltre 60 mila dollari.
E quella fatta costruire dal presidente degli Stati Uniti Richard Nixon
e regalata ai capi di stato sovietici durante la visita dello
stesso Nixon a Mosca nel 1972 (l'anno in cui Fischer strappo'
il massimo titolo a Spassky...). Era realizzata in
porcellana e noce americano, con decorazioni in oro 18 carati
e con intarsiato il sigillo presidenziale.
Nel 1970 Salvator Dali' realizzo' un gioco in cui i pezzi
sono plasmati a modello delle dita della sua mano e di quelle
di sua moglie. I pollici rappresentano i pedoni. Gli altri pezzi
sono identificati con l'aggiunta di emblemi e corone.
Nel Museo di Napoli sono conservati i pezzi ritrovati a
Venafro, in Campania; inizialmente sono stati datati al secondo
secolo dopo Cristo, cioe' quasi quattro secoli prima di quello
che gli storici pensavano fosse il periodo della nascita del
gioco. Per avere conferma della data si e' ricorsi alla prova
con il carbonio 14, grazie alla autorizzazione della
Sovrintendenza alle Belle Arti: si e' cosi potuto confermare che
i pezzi risalgono invece all'ottavo-nono secolo, ristabilendo la ...
tranquillita' storica sull'origine del gioco.
A Palazzo Pitti a Firenze e' conservata una magnifica scacchiera
in legno con motivi floreali e pezzi in avorio del XVIII secolo.
La Fondazione Cini a Venezia vanta uno dei due esemplari esistenti
al mondo di scacchi e scacchiera in avorio noti come "Il vizio
e la virtu'". I pezzi bianchi rappresentano gli angeli che
combattono contro i demoni - pezzi rossi.
Al Museo dello Spielberg e' conservato un gioco di scacchi
piuttosto rudimentale e di evidente intaglio manuale, che si dice
sia stato utilizzato anche da Silvio Pellico (della passione per
gli scacchi dell'autore de "Le mie Prigioni" non si hanno
pero' altre testimonianze).
Nella collezione privata dei coniugi tedeschi Halvor e Astrid
Jaeger (noti anche come collezionisti di arte primitiva), si
trovano pezzi arabi risalenti al XVI secolo; un gioco realizzato
con mollette di legno; uno in cui i pezzi sono delle
automobiline; uno con animali in ceramica. Tra i pezzi 'firmati'
quello progettato da Man Ray negli Stati Uniti nel 1947 con i
pezzi in alluminio; e un gioco in vetro creato dall'artista
americano Tom Patty nel 1987.
Poi una serie di pezzi con personaggi tratti dai celebri film
sull'agente segreto James Bond 007; un gioco russo propagandistico
in porcellana, fabbricato a Leningrado nel 1933 e chiamato
"Comunisti contro capitalisti". E infine una serie
intitolata "La scoperta dell'America", di provenienza boema
e databile al XIX secolo, nella quale la coppia reale spagnola,
formata da Isabella e Ferdinando di Castiglia, con Cristoforo
Colombo e Fernando Cortez nel ruolo di alfieri, fronteggia gli
indiani del Nuovo Mondo.
Un famoso e prezioso gioco fu realizzato nel 1858 dai cittadini
di New Orleans e regalato a Paul Morphy al rientro in America
dal suo trionfale viaggio in Europa. I pezzi rappresentavano
guerrieri galli e romani, in argento e oro, su base di giada
rosa. Le torri erano elefanti con gli occhi fatti con rubini.
Sulla scacchiera era inciso l'elenco dei nomi dei donatori.
Nel febbraio 1987 la "Gazzetta di Reggio" riportava la seguente
notizia:
Un orologiaio svizzero ha costruito una scacchiera microscopica,
non piu' grande dell'unghia di un dito, corredata dei
relativi pezzi. La miniscacchiera e' in acciaio bianco e blu,
con i lati lunghi dieci millimetri. Il Re e' alto tre millimetri
e mezzo, il pedone un millimetro e mezzo, gli altri pezzi sono
in proporzione. I pezzi vengono infilati in forellini per
evitare che cadano; per vederli ci vuole la lente di
ingrandimento e per muoverli una pinzetta.
Da orologiaio, naturalmente.
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